Antartico, GW sulla penisola e sul continente

Gio, Nov 5, 2009

Global Warming, Tutto Mtg Blog

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Ci sono molti studi per capire il trend delle temperature antartiche e le sue differenziazioni tra le varie zone, io mi vorrei limitare a riportate semplicemente i dati delle letture termometriche delle serie più lunghe e complete che  abbiamo sulla Penisola Antartica e nell’altopiano continentale.

Le due zone hanno climi estremamente diversi e anche il GW si è esplicitato in modo completamente diverso. La penisola antartica rappresenta la punta più a nord del continente e completamente circondata dalle acque degli oceani (spesso ghiacciati) e spazzata dai venti zonali delle medio-alte latitudini mentre l’altopiano è la zona più fredda della terra, un altopiano di ghiaccio completamente all’interno dell’area polare sud.

Ho preso dal database NASA GHCN i dati di tre basi sulla penisola antartica, Faraday, Esperanz e Marambio, quelle con le serie più lunghe e complete e per il continente le due famose stazioni di Amundsen-Scott (Polo Sud) e la russa Vostok, polo del freddo mondiale con una minima di -89,2° ! Inoltre ho preso la stazione Scott Base sulla costa continentale.

La Penisola Antartica:

Le tre stazioni hanno medie estive (periodo freddo) tra i -8° e i -15° e medie invernali (periodo caldo) tra +1 e -1°. La zona è quella che è finita spesso nelle “cronache” del GW a causa di distacchi di grandi masse glaciali marine e è quella che sembra abbia risentito maggiormente del riscaldamento del pianeta.

Media annuale delle tre stazioni (e media smussata su 5 anni):

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Media Estiva (freddo):

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Tutte le stazioni:

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Media Invernale (caldo):

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Certamente la Penisola antartica mostra una fortissima crescita tra gli anni ‘50 e i primi anni 2000, circa +3° in media e anche +4° durante le estati antartiche tra primi anni 50 e primi anni 2000. Dopo il picco dei primi anni 2000 le anomalie sembrano in ripiegamento ma certamente non sappiamo come andranno in futuro. Ho inserito nei grafici il segno rosso del Nino 98 che sembra aver portato da una parte un picco di anomalie positive ma anche una successiva riduzione delle anomalie estive e una stasi in quelle invernali.

Si nota, inoltre un andamento piuttosto ciclico nelle estati della penisola antartica con successione di onde calde e fredde con periodo di circa 20-25 anni e uno dei minimi di queste onde corrisponde al climate change del 1976.

Continente Antartico:

Il continente ha un clima terribile e invivibile, in estate le medie sono tra i -59/60° del polo e i -66/7° di Vostok. Il periodo più “caldo” vede medie tra i -28° e i -31°. nei dati estivi riporto anche la Base Scott sulla costa continentale, lì le temperature medie sono di -28/29° in estate e i -4/5° invernali.

Media annuale (Vostok+Amundsen-Scott):

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Estate:

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Tutte le stazioni più la stazione di Scott Base che ho messo qui in quanto le sue anomalie sono abbastanza correlate a quelle medie delle due stazioni continentali:

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Inverno:

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L’andamento delle anomalie è assai diverso da quele della penisola antartica, in generale le temperature hanno oscillato in range abbastanza ristretti, + o -1° medi, senza alcun trend evidente e con periodi alternati di fasiun poco più fredde o calde.

Nei grafici ho riportato di nuovo il Nino 98 e in blu le due eruzioni di El Chichon e Pinatubo perchè appaiono discrete correlazioni tra questi eventi e i comportamenti successivi della zona. Il Nino 98 mostra l’avvio di una fase più calda annuale, anche se sfalsata nelle due stagioni principali, mentre evidenti sono i cali dopo le eruzioni vulcaniche.

Negli anni ‘60 e in questi ultimi anni i due periodi più “caldi” in estate, mentre proprio gli anni vicini al Nino 98 evidenziano il periodo più freddo per la zona continentale antartica.

Insomma ancora una volta spunta prepotentemente il Nino del 1998 e anche il lontano e imperturbabile Antartico ha risentito di questo grande evento mondiale e in modo anche assai diverso tra la zona della penisola (che dopo un iniziale aumento ha visto cominciare a diminuire le anomalie) e la zona continentale (che ha visto l’inizio di un aumento delle anomalie).

Questo fatto si evidenzia molto bene nell’andamento delle anomalie dei venti zonali intorno al continente (40-60S) che hanno visto una crescita costante dagli anni 50 fino all’evento del Nino 98 per poi ripiegare un poco. Questo andamento si accosta molto bene alle anomalie della Penisola e all’”isolamento” della parte continentale che in quel periodo è risultata “insensibile” a cambiamenti climatici forti. La diminuzione dei venti zonali ha indotto maggiore dispersione di aria fredda continentale a vantaggio della diminuzione delle anomalie sulla penisola ma a scapito delle anomalie continentali stesse.

Il grafico dei venti zonali (Fonte ESRL-NOAA):

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