Analisi della situazione dei ghiacci marini artici e antartici nel mese di settembre 2007

La banchisa artica tocca il nuovo tragico minimo storico, almeno dal 1979: 2,9 mil di kmq! Contemporaneamente la banchisa antartica raggiunge invece il suo nuovo massimo storico, sempre dal 1979: 16,17 mil di kmq! Schizofrenia climatica?

Siamo di fronte ad un vero e proprio esempio di schizofrenia climatica.
Mentre l’area artica continua la sua tragica discesa verso la completa fusione durante i mesi estivi, l’area antartica (ghiacci marini) continua invece spavaldamente ad avanzare. Ed ecco che quasi in contemporanea, durante il mese di settembre 2007, la banchisa artica tocca il nuovo minimo storico: 2,9 mil di kmq! Che significa apertura del celeberrimo passaggio a Nord-Ovest e nuove inquietanti prospettive di sfruttamento economico di aree fino ad ora selvagge e incontaminate. Dall’altro capo del mondo invece la corsa verso l’espansione non sembra avere freni, e si arriva a fine settembre a toccare il nuovo massimo storico per l’estensione della banchisa antartica: 16,17 mil di kmq! Che sommati ai 13 mil di kmq del continente antartico danno un valore di quasi 30 mil di kmq completamente ricoperti da ghiaccio durante l’inverno australe, praticamente l’estensione dell’Africa.

L’estate artica e soprattutto il mese di settembre sono risultati molto caldi, anche di +5°C rispetto alla media, come si può osservare dal primo pannello qui riportato. In esso troviamo appunto le anomalie termiche tratte dal NOAA di settembre 2007. Notate come tutta l’area artica sia risultata molto calda, con l’unica eccezione dell’area europea e della Groenlandia centrale. Questo anomalo riscaldamento è il responsabile dello scioglimento abnorme della banchisa artica.

Fonte: NOAA

Nel secondo pannello possiamo vedere l’estensione media della banchisa artica durante il mese di settembre, circa 4,3 mil di kmq. Confrontata con la media storica, che parte dal 1979 anno in cui sono cominciate le analisi satellitari delle aree polari, si tratta di un deficit enorme per l’estensione, di circa 3,7 mil di kmq visto che la media dovrebbe aggirarsi sui 7 mil di kmq. Nella seconda carta vediamo invece le anomalie nella concentrazione dei ghiacci, detta anche area. Il colore blu indica impietosamente le zone in cui la diminuzione della concentrazione o la totale fusione è stata più marcata. Credo che tale carta non richieda commenti, visto che parliamo di circa 2,1 mil di kmq di ghiaccio persi!

Image courtesy. http://www-nsidc.colorado.edu/data/seaice_index/

Col terzo pannello ci risolleviamo il morale. Infatti troviamo l’estensione media dello scorso mese nell’area antartica, sempre per quello che riguarda i ghiacci marini naturalmente. Qui troviamo un valore di 19,2 mil di kmq rispetto ad un valore medio di 18,7 mil di kmq, quindi un aumento di circa 0,5 mil di kmq. Riguardo invece all’area, cioè alla concentrazione dei ghiacci, le notizie sono ancora migliori: si parla di un incremento di circa 0,8 mil di kmq!

Image courtesy. http://www-nsidc.colorado.edu/data/seaice_index/

Nel quarto pannello troviamo i due grafici che rappresentano le due serie storiche riguardanti il mese di settembre. In alto appare più che evidente il crollo dell’estensione della banchisa artica rispetto alla media 1979-2000. In basso invece il lento ma progressivo avanzamento della banchisa antartica, sempre rispetto alla stessa media.

Image courtesy. http://www-nsidc.colorado.edu/data/seaice_index/

Infine vorrei concludere con altri due grafici.
Quello superiore rappresenta l’andamento delle anomalie nell’estensione di tutti i ghiacci marini globali. Notare che solo negli ultimi anni il trend stia scendendo verso valori nettamente negativi, trascinato dalle fortissime anomalie artiche. A livello globale in questo periodo si può parlare di un deficit di circa 1 milione di kmq. In basso riporto un grafico che indica in modo molto esplicito il crollo subito dalla banchisa artica nell’estate 2007, molto più grave del precedente crollo avvenuto nell’estate 2005.

Image courtesy: http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/

Molti ora si aspetterebbero una spiegazione di queste anomalie e soprattutto dell’opposto comportamento dei due poli. Credo si tratti però di questioni veramente complesse, in gran parte sconosciute anche agli stessi scienziati. Se il Global Warming è l’indiziato numero uno, non si conoscono ancora i motivi secondari e i feed back che hanno portato a situazioni così estreme. Rimando comunque per un approfondimento al pezzo del collega Marco Rossi http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=16300.